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Bianchi per Balducci: "Vent'anni dopo troppo silenzio su di lui"

Bianchi per Balducci.

"Vent'anni dopo troppo silenzio su di lui".
Il Priore della comunità di Bose ha tenuto una lezione magistrale in ricordo dell'amico scolopio.
Che fu critico ostinato dei vizi secolari della Chiesa e perciò osteggiato in vita e dimenticato oggi
di Simona Poli

"Non crederei all'uomo se non credessi a un Dio che ama il mondo". Era questa la professione di fede di Ernesto Balducci, prete-filosofo dell'ordine degli Scolopi che da Firenze inviò al mondo la sua lettura del messaggio evangelico, dirompente e spiazzante al limite della rottura, tante volte sfiorata, con le gerarchie vaticane. Balducci, contestatore "scomodo" dei vizi secolari di una Chiesa al cui interno visse per intero la sua avventura umana e intellettuale, resta ancora oggi una figura difficile da decifrare, divisa tra parola e azione, guidata da un pensiero che osava oltrepassare quei confini che nella pratica sacerdotale una ferrea autodisciplina mai gli permise di valicare. A vent'anni dalla sua morte, la Fondazione Balducci, presieduta da don Annibale Divizia e diretta da Andrea Cecconi, organizza una serie di incontri, dibattiti, convegni e mostre in tutta Italia. Ieri il primo di questi eventi si è svolto in Palazzo Vecchio dove ha parlato Enzo Bianchi, priore della poverissima comunità di Bose, predicatore seguito da una foltissima comunità, rappresentante di quel cattolicesimo "di confine" che si muove nel solco della predicazione balducciana. "A lui mi legava una profonda amicizia " racconta Enzo Bianchi "l'ho conosciuto nel '66 ma da anni già leggevo i suoi articoli su Testimonianze. Tre anni dopo venne a Bose, visse con noi qualche giorno in una specie di baracca e ci offrì molte riflessioni sulla Chiesa". Tanto fu amato dai suoi discepoli laici che lo ascoltavano predicare alla Badia quanto fu guardato con diffidenza e sospetto dalle alte sfere cattoliche. "Nii vent'anni dopo la morte di Balducci è regnato un silenzio ecclesiale immotivato, come se citarlo fosse in qualche modo forte di imbarazzo" ricorda Bianchi. "Eppure chi lo conosceva sa quanta passione autenticamente cristiana lo motivasse e come irreprensibile fu la sua condotta morale e privata. Opposizioni e incomprensioni furono per lui causa di grande sofferenza, nonostante questo restò sempre cristiano, cattolico, fedelmente legato alla Chiesa cattolica che lo ha generato a Cristo e alla sua congregazione. In Balducci c'è la dinamica di chi, cercando, vuole cercare oltre, rischiando la sua appartenenza, ma c'è anche, e con la massima evidenza, una saldezza rocciosa che gli conferisce una postura del tutto particolare. "Non mi sposto di un capello dal mio asse evangelico" diceva di sè. E definiva la sua "una fuga immobile". Sento dentro di me il debito che porto nei suoi confronti, insieme a tanti uomini e donne, soprattutto della mia generazione. Ci siamo frequentati moltissimo, scoprendoci sempre immersi nella stessa ricerca e conducendo a volte miti ma stringenti battaglie". Percorso ricco di contraddizioni quello di Balducci, che fu prima di ogni altra cosa un cattolico erudito, fecondo di letture e profondissimo nell'analisi delle dinamiche sociali del suo tempo. Il suo cammino esistenziale lo ha portato a conoscere La Pira, don Milani, Enzo Mazzi e i preti del dissenso, padre Turoldo, Giovanni Battista Monti prima dell'elezione a pontefice e anche dopo, quando di fronte a una dura polemica fatta in tv nel 1971, il Papa stesso è pressato da ogni parte e 'costretto' a prendere le distanza dall'amico Balducci. "Era considerato un visionario " ricorda Bianchi " per come viveva la fede la sua grande speranza umana. Era capace di guardare lontano ma nell'ascolto quotidiano e disciplinatissimo della parola di io. Era dentro al mondo, diceva che gli piaceva "aprire cammino camminando", non era una marcia solitaria la sua". Di fronte alle esperienze di frattura dei gruppi spontanei e dell'Isolotto, Balducci si propone come mediatore. "Fu il Papa stesso ad affidargli quel ruolo, posso testimoniarlo" racconta Bianchi. "Ma queste tentativo non venne accolto dai gruppi e non fu giudicato credibile dalla gerarchia. Così Balducci soffre una doppia solitudine". La svolta avviene, secondo Bianchi, quando cessa la fiducia nella possibilità di riformare la Chiesa. Da quel momento Balducci mette l'uomo al centro della propria ricerca e testimonianza. Partecipa al dibattito sul referendum per il divorzio e alle riunioni in cui si discute della candidatura di esponenti cattolici nelle liste del Pci. "Ma sempre - insiste Bianchi - senza venir meno al compito di portare a termine la vocazione ricevuta e accolta".

Autore pezzo

Simona Poli

Testata

Repubblica

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