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29 Settembre 2013-XXVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno C

 

Non dimentichiamoci che statisticamente nel mondo sono più i lazzari che gli epuloni.

 

PRIMA LETTURA:  Am 6, 1.4-7- SALMO: 145- SECONDA LETTURA:  1 Tm 6, 11-16 VANGELO:  Lc 16, 19-31

 

… Nella immobile realtà dell'oltretomba, qui immaginata dalla parabola, l'abisso è eterno. Noi sappiamo che queste descrizioni non devono autorizzarci a fare una specie di topografia dell' aldilà, come con mentalità superstiziosa spesso si fa. lo penso che nell'aldilà Dio cancelli tutti gli abissi e la misericordia avvolga tutti gli esseri, ma il discorso sull'inferno vale perché si conosca che l'inferno è qui. In questo nostro pianeta c'è un abisso e per quanto ci diamo da fare per colmarlo, voi lo sapete, l'abisso si allarga. Siamo qui a constatare che l'abisso tra i lazzari e gli epuloni si è allargato. Gli specialisti ci danno le cifre, ma non importano poi le cifre, il dato di fatto è questo. Ecco perché siamo afferrati nell'intimo da una riflessione su questo doppio principio che dentro di noi confligge. Il primo principio è quello dell' esigenza della fraternità totale. Diciamo una parola su questa specie di Vangelo intrinseco all'umanità. L'intento di Gesù Cristo non era quello di collocare una religione accanto alle altre ma di svelare il segreto dell'uomo. Il messaggio del Vangelo si colloca in pieno dentro questa prospettiva reale dell'umanità che vuol raggiungere la fraternità compiuta. Credo, anche parlando a prescindere da ogni riferimento di fede, che ogni uomo che abbia in sé questa esigenza non può non riconoscere in Gesù il fratello per eccellenza, colui che ha svegliato dentro il cuore degli esclusi la certezza che il regno è per loro e che non si devono lasciare avvilire dalla spensieratezza dei buontemponi, dal rumore dell'orgia perché essa è, già nel presente infelicità: beati coloro che sono fra i lazzari! Questa parola ha inserito dentro di noi, per sempre, un pungolo. E chi potrà mai cancellarlo? Nonostante gli strati di dimenticanza organizzata che ci mettiamo sopra, sappiamo due cose. La prima è che Dio predilige i lazzari. È una certezza da non ripetere alla leggera. È facile ripeterla alla leggera. Lo posso fare anch'io, qui, anche il Papa lo può fare. Ma che vuol dire questo? Non si limita a prediligerli con la sua benevolenza, è dalla loro parte. Dio, in questo mondo, è Lazzaro. Non è nei palazzi, nelle università teologiche, Dio guarda il mondo con gli occhi di Lazzaro. Immaginatevi che mondo vede! Certo non con gli occhi di Lazzaro iniettati di sangue, con gli occhi di Lazzaro illuminati dalla sapienza. Qualche volta avete conosciuto la sapienza del povero, il modo con cui il povero, al di sopra dei conflitti sociali, giudica il mondo. Io ho avuto questa ventura. C'è più sapienza in un povero analfabeta, pieno di questa saggezza che attinge i suoi elementi da quel profondo impulso che è in ciascuno di noi, in questo Vangelo implicito che relega nella insignificanza, nella disumanità - guardandola perfino con ironia, perfino con benevolenza - che nella vita dei ricchi. Certo, normalmente i poveri attingono luce dalla cultura che distribuiamo e si abituano ad invidiare i ricchi – così li abbiamo corrotti fino in fondo – ma c'è in loro una sapienza di riserva in cui il modello di vita organizzato e propagandato dagli spensierati non li seduce più. Forse, sul piano storico e sociale ci siamo. I modelli che abbiamo presentato eravamo convinti che potessero essere assunti come traguardo dall'immensa legione dei lazzari. Non dimentichiamoci che statisticamente nel mondo sono più i lazzari che gli epuloni. Il mondo dei lazzari è cresciuto e cresce ogni anno. Essi non hanno più nessuna invidia del nostro modo di vivere perché la sua intima sostanza - che è la stoltezza, la disumanità - si rivela apertamente. Mi viene a mente quanto diceva, nel secolo scorso, un amico dei lazzari che era Marx: la sperequazione economica del capitale rende disumano il ricco. Il ricco è un alienato, non è un essere realizzato, è disumanizzato e quindi, visto con l'occhio scoperto, fa pena. Lo so che queste parole, che attingono nutrimento a livello sapienzale, mal si traducono poi nella operatività politica, che lascio da parte in questo momento, come mi invita a fare questa parabola che si colloca ben al di là della misura della politica, coglie la nostra esistenza nelle sue strutture di fondo su cui il tempo successivo della storia corre come un fiume sui macigni che stanno nel suo letto. Qui siamo nel letto del corso della storia, nella struttura di fondo. Io penso che questa parola della predilezione di Dio sia il pungolo perenne che Gesù ha posto all'interno di tutte le istituzioni religiose, le quali non basta che si diano da fare per organizzare la carità verso i lazzari, devono stare in mezzo ai lazzari. Questa è l'indicazione di Cristo di fronte a cui nessuno è in regola. L'altra grande verità seminata dentro il cuore dell'umanità è che il futuro del mondo è dei lazzari. Noi vorremmo persuadere i lazzari che quel futuro è dopo la morte. No! Il regno di Dio, la creazione di Dio è per loro. Essi domineranno la terra come dicono le beatitudini. È una parola che si è fatto di tutto per cancellare ma non si cancella, riaffiora di continuo. Questo per me è un aspetto importante. Quando leggo, sia pure in modo globale, il messaggio che mi viene dalla storia dell'umanità, scopro questa verità straordinaria. I suoi ritmi latenti, soffocati ma insoffocabili, si manifestano anche nella storia. Tocco un tema ritornante delle nostre riflessioni se dico che i poveri stanno venendo verso di noi con la possibilità di dirci parole di salvezza.

 

Ernesto Balducci – da: “Gli ultimi tempi” – vol: 3