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14 Luglio 2013 – 15^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Non andremo verso gli altri con le tavole della legge in mano, andremo verso gli altri con un atteggiamento fraterno.

PRIMA LETTURA:  Dt 30, 10-14- SALMO: 18- SECONDA LETTURA:  Col 1, 15-20- VANGELO:   Lc 10, 25-37

 

…Colui che, chiunque sia, in qualunque latitudine, sotto qualsiasi segno religioso, si china verso il fratello diverso da lui per aiutarlo, colui è nell'amore ed è un modello. Tutto il resto è importante ma subalterno a questo. C'è una verità tutta inscritta nella prassi, nel modo di agire - che sia un modo di agire che scaturisce dall' intimo dell' essere, non un modo di agire ripetuto, ricopiato dal conformismo sociale - in cui si condensa il tutto. Quale riconciliazione più grande di questa? Qui sì che si bruciano tutte le distinzioni a cui siamo obbligati per fedeltà alle regole della nostra ragione. Noi dobbiamo distinguere uno che afferma che dopo la morte tutto è finito e un altro che afferma che la vera vita è dopo la morte, uno che afferma che la verità consiste nella accettazione della parola di Cristo e un altro che dice che la verità consiste nel seguire la ragione. Siamo divisi, ma quello che stabilisce l'unità e che conta agli occhi di Dio è il gesto con cui noi, andando al di là delle nostre rappresentazioni mentali, ci poniamo in rapporto a colui che ci è lontano, che ci ispira avversione e che chiede abnegazione.

 

In quel momento bruciano tutti i volumi del sapere, cadono in fiamme tutti i dogmi e la verità si afferma o viene negata. Quello è il momento dirimente. Ecco le vie della semplificazione non abusiva, che non appiattisce, che non si realizza per sottrazione delle complessità ma per trascendimento delle complessità, la quale è una nostra legge. Non possiamo vivere se non attraverso complessi discorsi e attraverso complessi raccordi delle nostre esperienze e dei nostri ragionamenti. Il semplicismo non è semplicità. La semplicità è al di là della complessità come punto di fusione, come combustione attuale delle nostre energie interiori, del nostro amore, se lo abbiamo. Raccordiamo tra loro questi principi. Il primo è quello della fedeltà alla voce interiore, alla legge del cuore nel senso ricco, non nella cadenza sentimentale che ha il termine per noi. Il cuore è il centro dell'essere. Noi abbiamo sostituito a questa parola la parola coscienza. Questa è una legge importante. Certo, lo sappiamo, la coscienza non è il metro di platino che sta a Parigi e che resiste alle temperature, la coscienza sente le temperature. La coscienza subisce condizionamenti, constatazione che dobbiamo fare anche per trarne saggezza. Sappiamo che ognuno di noi ho una coscienza che vive dentro la sua carne, il suo sangue, la sua classe sociale, la cultura in cui è cresciuto. Non c'è coscienza pura e tuttavia all'interno di questa norma dell'agire c'è un principio che si propone criticamente al di là delle deformazioni. La coscienza non è un dato è un'esigenza, una ricerca, un orientamento costante dell'esistere. Questo è importante riconoscerlo perché con l'esaltazione della coscienza non vogliamo legittimare gli arbitrii. La coscienza è una tensione, è una intenzione reale, oggettiva che ci attraversa, che si fa largo attraverso errori e sbandamenti verso una cognizione del vero che va realizzato. Detto questo, a scanso di equivoci, ecco la vera religione, le religione universale che ci affratella a tutti. Dobbiamo sempre partire dal presupposto, che andrà poi verificato, che ogni uomo obbedisca alla sua coscienza. Già questo merita rispetto. Non andremo verso gli altri con le tavole della legge in mano, andremo verso gli altri con un atteggiamento fraterno, con l'atto d'ossequio non finto, non diplomatico, ma reale verso ciò che supponiamo sia la sua legge: l'obbedienza a se stesso.

 

Questa è una religione universale. Dentro questa cruna d'ago deve passare ogni altra verità. Se non passa di lì la dobbiamo rigettare. Chiunque ci propone premi o ci minaccia castighi senza tener conto di questa condizione è un mentitore. Questa è la legge di fondo ed è la via della pace, senza che questo significhi una deroga alle certezze che professiamo. Quando diciamo una parola che riteniamo verità di Gesù Cristo sappiamo a priori che essa deve coincidere con l'attesa interna dell'essere umano. Noi puntiamo su questa armonia prestabilita, la dobbiamo far valere non attraverso la aggressività del parlare ma attraverso la trasparenza del nostro essere. Questa è la grande verità che spero faccia sempre più strada, sgretolando chiusure, mentalità aggressive in ogni campo, in ogni luogo, perché l'uomo non solo disarmi la sua mano ma disarmi la sua mente, perché non solo siano aboliti i missili dalle nostre frontiere ma siano aboliti i missili dai nostri cuori, perché non solo si stabilisca una diplomazia delle collaborazioni fra opposti mondi, ma si stabilisca una diplomazia non finta nel rapportò fra uomo e uomo, che consiste nella reciproca fiducia che provoca convergenza, crescita comune.

 

Ernesto Balducci –da: «Omelie inedite – 1989»