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9 Marzo 2014 – PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA – Anno A

9 Marzo 2014 – PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA – Anno A

 

Quando diciamo «potere» non alludiamo solo a quella sua espressione eminente che è il potere politico, ma al potere in tutti i gradi e in tutte le forme, che è la pretesa dell’uomo di ridurre l’altra persona a strumento di sé per la propria affermazione.

 

PRIMA LETTURA: Gn2,7-9;3,1-7 - SALMO: 50 - SECONDA LETTURA: 2Rm5,12-19 - VANGELO: MT4,1-11

 

…Quando Gesù ha dinanzi a sé, nella visione del Vangelo, tutti i regni e la loro gloria, e si rifiuta di adorare Satana, Satana scopre le carte. Prima Satana fa da rabbino, cita la Bibbia, si veste di panni religiosi che sono i panni prediletti del diavolo. Ma qui si scopre. Egli chiede di essere adorato. Questa adorazione del principe del potere: ecco il peccato umano. Perché quando diciamo «potere» non alludiamo solo a quella sua espressione eminente che è il potere politico, ma al potere in tutti i gradi e in tutte le forme, che è la pretesa dell’uomo di ridurre l’altra persona a strumento di sé per la propria affermazione. Non sarebbe giusto se ora pensassimo solo ai grandi e ai potenti che fan la storia, perché lo stesso modulo si ripete perfino dentro l’ambito di una famiglia, perfino nei rapporti tra due amici, perfino nel rapporto con me stesso, nel momento in cui io delibero la distinzione tra il bene e il male, secondo un impulso soggettivo che è appunto già il progetto di affermare me stesso, creandomi perfino lo spazio della liceità, stabilendo che quel che voglio fare è bene. In quel momento io rompo la mia sudditanza di fede alla Parola del Signore e mi costituisco come Dio in questo mondo. Ecco il peccato. Ora, la vita di Gesù di Nazareth – e questo è il suo mistero – si è svolta precisamente in antitesi alle scelte che invece per noi sono fatto quotidiano. Ecco la sua diversità. Ma ecco anche la ragione per cui il peccato ha compiuto la sua più alta epopea: quella di mettere Gesù Cristo nella schiera dei peccatori. Lo abbiamo messo accanto ai potenti; abbiamo parlato di prìncipi cristiani, di re cattolici, abbiamo messo la sua croce sulle corone. Abbiamo eliminato l’alternativa. Ecco il peccato che si compie dentro il Tempio. Questa diversità del Cristo, ora riconosciuta, ci fa anche capire che significa convertirsi: non già diventare da uomini qualcos’altro, ma diventare uomini diversi, volere una umanità costruita secondo questa diversità, e giudicare l’umanità esistente secondo queste misure che sono misure evangeliche, le quali, poi, non possono che richiedere un abbattimento delle meccaniche del potere, e l’esaltazione di coloro che sono, sotto il potere, schiacciati e oppressi. La battaglia cristiana, se posso usare questa parola, non è da compiersi all’interno delle logiche che governano la politica e la cultura, le quali sono rispettabili nel loro ambito relativo, ma tutte sottoposte a questo giudizio. Questa scelta invece non è giudicabile da nessuna cultura, perché essa sta alla radice, sta prima della storia, per così dire. Gli scrittori sacri amavano raccontarla mettendo questo conflitto alle origini del mondo per dire che sta alle radici. E noi ci convertiamo nella misura in cui riusciamo a liberarci dalla schiavitù molteplice di Satana e ad affermare la nostra obbedienza a questa diversità che Gesù Cristo ha espresso con la sua vita, con la sua morte e con la sua Parola.

 

Ernesto Balducci – da: “Il mandorlo e il fuoco” – vol. 1 – Anno A