9 Gennaio 2022 – BATTESIMO DEL SIGNORE – anno C

9 Gennaio 2022 – BATTESIMO DEL SIGNORE – anno C 

 

PRIMA LETTURA:  Is 40,1-5.9-11       SALMO: 103      SECONDA LETTURA: Tt 2,11-14; 3,4-7

 

  
VANGELO:  Lc 3,15-16.21-22
 

 

…Noi non siamo - ed ecco una coincidenza che mi sembra, an­ch'essa, molto attuale e molto illuminante - come cri­stiani, un popolo di Dio che si propone al mondo come idoneo a promettere e a realizzare la salvezza, perché Dio opera la salvezza anche senza di noi. Non esiste un popolo di Dio visibile, ben determinato da proporsi al mondo come portatore di una salvezza. Non dobbiamo trasferire il vecchio orgoglio cattolico in un orgoglio post­conciliare di nuovo tipo. Occorre ricominciare dacca­po. Occorre riconoscere che lo Spirito di Dio non fa pre­ferenze di persona e che dunque il suo Regno si com­pie in tutti i luoghi, là dove non ce lo aspettiamo; e che Gesù - questo Sconosciuto - si trova nel Sud Afri­ca, in America, in Asia, anche là dove non sono arrivati i segni della Croce. Se no ricadremmo nella carnalità del popolo giudaico che presumeva di essere il lume delle nazioni, mentre era diventato tenebra. Non è forse av­venuto anche per noi? Non possiamo rinnovare il pro­getto senza esserci convertiti al punto da calare nelle acque del Giordano, dove entrò un uomo sconosciuto, uno dei tanti, e su di Lui si posò lo Spirito. La salvez­za che Egli ha portato è appunto la salvezza che non avrà tramonto; perché il Regno di Dio cresce, la potenza di Dio lo custodisce e noi lo vediamo risplendere ogni qual­volta crediamo nell'uomo al punto di modificare la no­stra intelligenza arricchendola di questa intuizione che la fa essere del Regno. Ecco perché non dobbiamo mai essere scoraggiati. Il Regno di Dio c'è ed io ne ho le prove. E queste pro­ve non sono trasferibili nel registro delle esperienze fisiche né in quelle delle deduzioni intellettuali. Ma il Regno di Dio c'è, lo vedo, lo sento ed esso cresce per opera dello Spirito. Ogni orgoglio di casta, ogni mede­simo centrismo, ogni presunzione di sottoporre alle misure ed alle planimetrie dei magisteri questo Regno, sono tut­te illusioni. Perché la Chiesa è segno e strumento di questo Regno, che è al di là di lei, la trascende. E nes­suno possiede la via di questo Regno, perché il Battesimo di cui siam battezzati non è solo un battesimo di ac­qua, cioè visibile, tangibile, misurabile, ma un battesi­mo di Spirito Santo. Quando diciamo questa parola, og­gi, la diciamo in senso forte. Cioè è battesimo secondo una potenza di Dio che costantemente abbatte gli stru­menti che sembrano indispensabili. Ci elegge e ci mette da parte, ci dà la speranza e domani la spegne in noi, questo Spirito di Dio che nessuno può controllare. Noi siamo battezzati secondo questo Spirito. Non è facile vivere con questa tensione. Il bisogno di riposarci sulle sicurezze è una delle definizioni della no­stra miseria sostanziale. Avere delle sicurezze! Potrem­mo essere poveri di denaro, poveri di salute ma non vorremmo mai esser poveri di sicurezza. Invece la po­vertà più vera è la povertà di sicurezza. Solo allora ci affidiamo veramente alla potenza dello Spirito. Questa è la buona notizia, destinata non per nulla ai poveri che non hanno nessuna sicurezza. Sento che il Regno di Dio passa da lì, e che noi siamo in qualche modo lambiti dal­la luce di questo Regno nel momento in cui siamo po­veri, incapaci, in cui ci sentiamo al limite della dispera­zione, in cui siamo come il Cristo nel Getsemani, nel momento in cui gli uomini che fanno il calcolo delle for­ze per lottare avrebbero detto: «Quello non conta nul­la, non è più capace di nulla ». Sono quelli i momenti in cui noi dobbiamo riscoprire la sicurezza che ci viene dal­lo Spirito di Dio. Il discorso ha preso strade sue, ma mi sembrano strade adatte a ricongiungermi alla domanda di partenza: «Chi è Gesù? » L'esperienza di vita, che ho cercato di indi­care vagamente, è già l'esperienza di Gesù di Nazareth secondo lo Spirito. Il passaggio dei cicli culturali - quanti ne sono avvenuti da Cristo ad oggi! - non toc­cano in niente questa condizione radicale, trascenden­tale dall'esistenza. È da qui che dobbiamo sempre rico­minciare.

 

 Ernesto Balducci – da: “Il mandorlo e il fuoco” – vol. 3