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8 Marzo 2020 – 2^ DOMENICA DI QUARESIMA - Anno A

8 Marzo 2020 – 2^ DOMENICA DI QUARESIMA - Anno A      

  

Il fanatismo è innanzi tutto la volontà ostinata di rimaner chiusi nel nostro particolare con la pretesa che sia l'universale che vale per tutti. Da questo terribile errore dello spirito (che non è certo un puro errore mentale, è il punto di coagulo di spinte distruttive) nascono tante funeste pagine della storia anche presente.

 

PRIMA LETTURA:  Gn 12, 1-4°- SALMO: 32- SECONDA LETTURA:   2 Tm 1, 8b-10- VANGELO:  Mt 17, 1-9

…Ci sono due modi di approssimarsi a Gesù. Uno è quello che parte dalla tradizione, dalla via indicata da Elia e Mosè: anche per noi è così. Ci sono tanti cristiani che non sanno andare verso Gesù se non ripercorrendo quelle strade, sentire in Lui come un punto di adempimento, come una conclusione oltre la quale non si va, lasciare la quale significa entrare nella vertigine. Sono i cristiani ormai incapaci del viaggio. Essi sono convinti che la meta è già stata raggiunta, che la Chiesa è il punto conclusivo della storia, che ora si tratta solo di condurre dentro i recinti della Chiesa gli uomini tutti. In questa certezza, che si esprime anche in forme teologiche, trovano loro sede e loro consolidamento tutti gli spiriti regressivi, l'istinto di paura, la volontà di non cambiare. Capite bene di che parlo. Parlo di qualcosa che è anche dentro di noi. Questo Cristo considerato come punto di arrivo, una chiusura storica dopo la quale niente di nuovo può avvenire e nella quale tutto quello che avviene deve essere in qualche modo ricondotto, è anche in noi, per l'educazione che abbiamo ricevuto. Ora però viviamo in un tempo in cui è inutile fare delle tende per stare tranquilli. Non è più possibile. Se lo facciamo, in un solo momento, noi entriamo in forme di accecante fanatismo. Il fanatismo è innanzi tutto la volontà ostinata di rimaner chiusi nel nostro particolare con la pretesa che sia l'universale che vale per tutti. Da questo terribile errore dello spirito (che non è certo un puro errore mentale, è il punto di coagulo di spinte distruttive) nascono tante funeste pagine della storia anche presente. C'è un altro modo, qui delicatamente ma chiaramente indicato, di accostarsi a Gesù. Gesù è solo, è un uomo come gli altri: il che non viene detto in modo riduttivo, negativo ma affermativo. Gesù è innanzi tutto un uomo che porta su di sé il destino delle cose che dice, un destino di condanna e di morte, che porta in sé il segno della necessità di viaggiare, di andare verso il paese che Dio ci indicherà. Gesù è venuto non a sigillare il passato ma a scomporlo per riaprirlo al vento creativo dello Spirito. Non resterà pietra su pietra del tempio, non resterà nemmeno il rotolo della legge di fronte all'impeto umano del Cristo che riafferma in sé, e per i suoi discepoli, la universalità della promessa di Dio. Ecco il punto chiave del discorso. Ritorniamo al primo brano. Abramo è come il segno di questa generazione della fede. Anche la parola fede noi purtroppo l'abbiamo così codificata entro accezioni schiettamente ideologiche che ha perso la gamma umanamente ricchissima che invece le era implicita. La fede è anche andare verso una mèta senza vederla, è un affidarsi alle spinte positive e creative della nostra natura a dispetto di tutti gli argomenti contrari: questa è fede. Sappiamo però, noi che non abbiamo, come creature razionali, altra ancora di salvezza se non la ragione, che è rischioso esaltare una fede che fa a meno dei canoni della ragione. La fede attinge a impulsi profondi dove l'ombra e la luce si mescolano, dove la spinta di amore e quella di morte hanno il medesimo intreccio. E pericoloso fare affidamento ad una fede che annuncia agli argomenti obiettivi della ragione. Però c'è .un criterio che ci permette di legittimare ogni superamento delle identità razionalmente poste senza rischiare il baratro: è la benedizione per tutte le genti: «in te andranno benedette tutte le genti». Il paese che Abramo cerca non è la Palestina, è l'umanità, non è la terra Santa ma è la terra senza aggettivi, non è l'uomo ebraico ma è l'uomo senza aggettivi. L'uomo solo. E questo il punto che costantemente attraversa lo stesso Vangelo e non solo il Vangelo ma tutta la storia della fede cristiana…

 

Ernesto Balducci – da: “Il Vangelo della pace” – vol.1