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7 Febbraio 2021 – 5° DOMENICA TEMPO ORDINARIO- Anno B

È vero, si allungano le ombre, ci sono toccati mesi di delusione, di frustrazione, però non dobbiamo disperare, dobbiamo riprendere il filo della speranza spostando il cuore e la nostra mente altrove.

 

PRIMA LETTURA:  Gb 7, 1-4. 6-7    SALMO: 146       SECONDA LETTURA:  1 Cor 9, 16-19.22-23

VANGELO:  Mc 1, 29-39

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

          ... La categoria amico/nemico è una povera categoria della nostra barbarie. Non ci sono nemici, ci sono i diversi, gli altri e noi dobbiamo disarmare la violenza non con la violenza, che non disarma più, ma con altre vie. Questa è la nostra speranza. È vero, si allungano le ombre, ci sono toccati mesi di delusione, di frustrazione, però non dobbiamo disperare, dobbiamo riprendere il filo della speranza spostando il cuore e la nostra mente altrove. Riflettevo in questi giorni, anche con una certa commozione, al fatto che questa Chiesa cattolica, che nella mia infanzia mi dette esempi spaventosi - non dimentico che i Vescovi italiani vendettero gli anelli per darli al Duce perché conquistasse l'Abissinia - sembra solidale con il Terzo Mondo. È la misura evangelica che ritorna ed è una misura umana. Sentire che questa è una tragedia, perché la gran parte dell'umanità è sbigottita dalla fisionomia che noi abbiamo di fronte al mondo, vuol dire sentire la verità che per un cristiano è assoluta. Non possiamo avallare con comportamenti di solidarietà imperialistica lo sbigottimento di quel mondo che considera cristiane anche le bombe. Non hanno affatto torto: dai Crociati ad oggi è successo. Non possiamo avvilire il Vangelo, come dice Paolo, legandolo a ragioni di parte. Purtroppo si è fatto e pesano ancora in noi le istituzioni, le strutture di ogni genere che ci legano al mondo che è oggi quello della durezza intransigente ed omicida. Liberarsi da questo mondo è il meno che possiamo fare, se siamo al servizio dell'uomo. Non chiediamo chi sono gli altri, se sono con noi o contro di noi, se sono cristiani o musulmani; sono uomini e questa solidarietà con i deboli non è sentimentalismo, non è uscir fuori dalla ragione; è uscir fuori dalla «ragione armata» e quando la ragione è armata costruisce la verità come costruisce i missili, le verità funzionali a se stessa. Noi abbiamo la ragione disarmata; quella che portò Francesco quando andò dal Sultano senza armi, suscitando risate e schemi nei Crociati. Crociati allora e i Crociati oggi! Non cambia nulla. Noi dobbiamo andare verso il nemico con fraternità. Questo è un imperativo umano. E che l'umano si purifichi nel crogiolo vivo del Vangelo è, per me, un principio perenne perché le ideologie calcificano la ragione, che sembra ragione in un momento ma dopo si rivela menzogna. La ragione ritrova la propria forza creativa rituffandosi in questo crogiolo profetico il cui messaggio è che tutti gli uomini sono fratelli. Antica parola ma sempre vera, che ci misura e ci condanna. Questo è il nostro peccato. Ecco perché, come Giobbe, coperti d'ombre, non disperiamo e costruiamo con pazienza le ragioni della speranza. Non voglio sperare fino al punto che avvenga per noi di questa generazione quello che avvenne per Giobbe, che all'improvviso gli furono restituiti la famiglia, gli armenti e tutto. I tempi della profezia sono tempi che non coincidono con quelli dei nostri calendari e delle nostre previsioni misurate sugli anni, però per noi questo deve avvenire domani e dobbiamo operare perché questo avvenga. E così siamo nella disperazione e anche nella speranza e non nella speranza illusoria, che si nutre di sentimenti o di volontarismo, ma in una speranza che ritrova la roccia su cui basarsi. Questa è l'unica via perché la speranza non diventi un peccato, dato che ci sono speranze che sono peccaminose perché non hanno fondamento e non sono pagate con nessun dispendio di volontà e di amore. Questa speranza è pura perché la sua intima sostanza è l'amore per il genere umano.

 

Ernesto Balducci – da: “Gli ultimi tempi” – vol. 2