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24 Maggio 2020 – ASCENSIONE DEL SIGNORE - Anno A

24 Maggio 2020 – ASCENSIONE DEL SIGNORE - Anno A

 

Dobbiamo guardare in basso, dobbiamo guardare l'uomo e le tribolazioni e le sofferenze e le speranze umane. Questa fede, invece di assecondare la nostra spinta ad andare in alto, ci immerge nella profondità dove sale la regalità che Dio ha scelto, quella che ha assegnato a coloro che nel mondo vivono per la giustizia, per la pace e che sono, proprio per questo, perseguitati e oppressi.

 

PRIMA LETTURA:  At 1,1-11- SALMO: 46 -SECONDA LETTURA:  Ef 1, 17-23- VANGELO:  Mt 28, 16-20
 

 

Un occhio illuminato, secondo la luce dello Spirito, sa che significa l'Ascensione, sa che c'è una forza ascensionale che prende dal basso coloro che non sono, che sono schiacciati e li porta in alto. La creatura più umile e vilipesa ha una regalità interna. Noi non la vediamo ma se abbiamo l'occhio illuminato la vediamo, sentiamo che c'è questa potenza che è una benedizione ed una consolazione, che, come disse una di queste creature che si chiama Maria, «abbatte i potenti dai troni ed esalta gli umili». È una forza newtoniana che porta le cose verso il loro centro. Gesù è il centro di questa gravitazione diversa. Crederci è importante perché noi possiamo collocare in questo campo magnetico diverso tutti coloro che muoiono sconosciuti, tutti coloro che vivono stentando la vita. Tutti coloro che sono sprovvisti di senso sono dentro questa ascensione perché il punto di riferimento reale è Colui che è diventato Signore proprio perché fu schiacciato ed annientato. La seconda riflessione è che con quest'occhio illuminato noi non stiamo a guardare il cielo. Dite la verità: la nostra tentazione è quella. Le persone religiose guardano il cielo, guardano il Paradiso, guardano in su. Chi ha questa fede invece guarda in giù. Guardare il mondo non è una cosa così ovvia. Perché state a guardare in alto? A guardare le madonne che appaiono? A guardare i miracoli? Perché? Dobbiamo guardare in basso, dobbiamo guardare l'uomo e le tribolazioni e le sofferenze e le speranze umane. Questa fede, invece di assecondare la nostra spinta ad andare in alto, ci immerge nella profondità dove sale la regalità che Dio ha scelto, quella che ha assegnato a coloro che nel mondo vivono per la giustizia, per la pace e che sono, proprio per questo, perseguitati e oppressi. Ecco un altro importante discorso che taglia di netto la falsa unificazione fra fede e religione. Certo, la religione, come ansia dell'invisibile è una struttura portante del nostro essere, ma guai a sciogliere la fede in questa struttura naturale ed antropologica. La fede è uno sguardo in basso, mentre la religione ci porta a guardare in alto. Evidentemente il linguaggio religioso ha tutti i diritti di esserci ma purché non si distrugga questo elemento specifico che è tutto il senso del cristianesimo perché noi crediamo in Colui che pur essendo Dio si. spogliò di tutti gli attributi di Dio, prendendo forma di servo e facendosi obbediente fino alla morte di croce. La terza verità è quella della rinuncia a sapere quello che vorremmo sapere. Ma quando avverrà tutto questo? Quando avverrà quel ritorno del Signore, cioè la manifestazione dell'invisibile in cui crediamo? Quando vedremo, veramente, gli afflitti consolati? Quando vedremo veramente, la terra in mano ai poveri, ai miti, ai misericordiosi? Questo è il segreto di Dio ed il Signore lo dice: non dovete domandarvi i tempi. Non spetta a voi conoscere i tempi ed i momenti. Questa rinuncia. è importante. Voi sapete invece con quanta passione, in tutti i secoli del cristianesimo, molti gruppi, sette, hanno cercato di stabilire il momento preciso della fine del mondo. Anche questa è un'obbedienza alla carne, è, in qualche modo, una forma di affermazione di sé. Invece c’e un segreto che attraversa le cose. Noi non conosciamo la fine. Noi dobbiamo vivere nel nostro oggi l’adempimento, come se ogni giorno fosse l'ultimo. Dobbiamo fare in modo che questa manifestazione, questa realizzazione del capovolgimento che è stato realizzato dal Cristo - che siede alla destra del Padre pur essendo un crocifisso - debba avvenire per compito nostro. Dobbiamo portare fino ai confini della terra questo annuncio. Nel fare questo troviamo tante oscurità, tanti interrogativi ci colgono dentro ed io li ho lasciati da parte. Però, nonostante tutto questo, noi, se abbiamo la luce dello Spirito che illumina gli occhi della nostra mente, vediamo questa verità. È questo che dà senso alla vita. Dopo questa riduzione a rigore, attraverso una spoliazione delle immagini, del messaggio che abbiamo ascoltato, devo dire, altrimenti non obbedire al mio spirito: ognuno poi viva questa certezza con la gioia che vuole. Tutte le forme di rappresentazione sono relative, l'importante è che questa verità che ci è stata consegnata nello spirito non sia perduta perché è l'asse stesso della fede cristiana nei secoli. Passeranno altri tempi, gli occhi cambieranno ancora, la conoscenza del mondo si modifica ogni giorno e dobbiamo esser pronti a liberarci delle immagini che sono imputridite e polverose per dare allo spirito l'alacrità e l'agilità necessaria. Quello che in quel momento misterioso Gesù disse ai suoi nell'accomiatarsi per sempre rimane per noi: Egli sarà con noi, tutti i giorni, fino alla consumazione dei secoli.

 

Ernesto Balducci – da: “Gli ultimi tempi” – vol. 1