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21 Luglio 2019 – XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO - Anno C

21 Luglio 2019 – XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO     - Anno C

 

L’essere umano che ci dà anche fastidio tanto è diverso da noi forse ci apre lo spiraglio su un continente dove è la nostra vera patria. La nostra tendenza è di passar oltre frettolosamente, perché aprire lo spazio al diverso vuol dire impegnarsi a rifare totalmente l’arredo della nostra casa.

 

PRIMA LETTURA: Gen 18,1-10°- SALMO:14- SECONDA LETTURA: Col 1,24-28-      VANGELO: Lc 10,38-42

 

…Marta rappresenta la donna efficace, l’essere umano che fa quello che deve fare, con ordine, si meraviglia che uno perda tempo ed ha la sua ragione. Maria è l’essere umano che ascolta, che coglie l’occasione perché la diversità è entrata nel cerchio familiare e lo sconvolge. Essa rappresenta la disponibilità ad accogliere il diverso, cioè Dio, che non può essere espresso perché spezza le categorie di cui facciamo uso quando definiamo gli oggetti. L’essere umano che ci dà anche fastidio tanto è diverso da noi forse ci apre lo spiraglio su un continente dove è la nostra vera patria. La nostra tendenza è di passar oltre frettolosamente, perché aprire lo spazio al diverso vuol dire impegnarsi a rifare totalmente l’arredo della nostra casa. Introdurre un elemento nuovo in un sistema significa ritoccare tutti i punti del sistema, il che è faticoso. Ecco perché respingiamo l’irregolarità che ci fa da spiraglio per comprendere questo mistero. Il diverso può essere l’avvertimento imprevisto. Ne abbiamo avuti in questi ultimi tempi di avvertimenti imprevisti, troppo diversi dalla nostra rappresentazione domestica della storia e della politica! Allora noi frettolosamente integriamo il diverso dentro le nostre spiegazioni in modo che tutto sia chiaro. Quello che è avvenuto in Cina, in Russia… noi lo abbiamo già capito. Abbiamo introdotto la diversità dentro il nostro schema, per essere sicuri come prima. Ma queste sicurezze che si ristabiliscono sono sempre a danno di una cognizione della diversità che invece si dispiega nella storia umana, anche in quella terribile e grande che stiamo vivendo. Quando parlo di Gesù Cristo non uso un nome che allude a cose antiche. Certo alludo a cose antiche, ma lo so bene che il senso della sua rivelazione è di aprire uno spiraglio in quella dimensione dell’uomo in cui non batte il tempo diacronico della successione ma c’è la sinfonia assoluta dell’essere nel mondo, per cui Abramo è mio contemporaneo, per cui ogni essere umano che è nello spazio e nel tempo mi è vicino. Le distanze appartengono al mondo come rappresentazione, non come sostanza. Gesù appartiene a questa contemporaneità ed Egli mi rivela il mistero nascosto dai secoli per cui Lo ascolto non imponendo a Lui le mie domande ma subordinando le mie domande alla sua manifestazione. La fede ritrova qui una specie di sua freschezza originaria. Ci liberiamo dal terribile pericolo della familiarità con Dio e con i suoi misteri – che è purtroppo un vizio della nostra educazione cattolica – con la ripetizione delle formule che più sono ossessivamente le stesse e più sembrano efficaci: una degradazione del rapporto di fede al rapporto di magia. La fiducia nella formula: detta quella parola tutto succede! Dobbiamo liberarcene e ritroveremo – e mi colloco emblematicamente nello spazio della casa di Betania – il senso di questo contrasto, che a volte è stato inteso male, tra la domesticità faccendiera di Marta e l’ascoltazione silenziosa di Maria.

                                                    

 Ernesto Balducci – da: “Gli ultimi tempi” – vol. 3