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17 Maggio 2020 – 6^ DOMENICA DI PASQUA - Anno A

17 Maggio 2020 – 6^ DOMENICA DI PASQUA  - Anno A

 

Lo Spirito Santo ha di proprio che spezza i confini. Chi crede nello Spirito Santo non appartiene più nemmeno alla chiesa ma appartiene all’umanità. È nella chiesa ma appartiene all’umanità. Non ci sono barriere.

 

PRIMA LETTURA: At 8, 5-8. 14-17- SALMO: 65- SECONDA LETTURA:  1 Pt 3, 15-18-VANGELO:  Gv 14, 15-21

 

Mi viene a mente quanto scriveva Francesco – si era nell’epoca delle crociate – ai suoi, mandandoli fra i Saraceni. Diceva di stare con loro come amici e solo dopo questa amicizia potevano rendere conto della loro fede. Invece noi siamo andati con gli stendardi della fede garantiti dalle spade, abbiamo proclamato Cristo re del mondo ed abbiamo ammazzato gli uomini. Dobbiamo presentare la speranza con pudore, con timidezza, anche con incertezza, con la perplessità che la speranza ha sempre, stando accanto a coloro che cercano le ragioni di sperare. Dice Pietro, con parole straordinarie se pensiamo a quando furono scritte, «Tutto questo sia fatto con dolcezza e rispetto e con una retta coscienza». Questa è la comunicazione della speranza. La terza articolazione importante è che questa speranza attraversa tutte le barriere umane. L’episodio di Filippo che va in Samaria è illuminante. Noi sappiamo chi erano i Samaritani. Erano l’apartheid di Israele, erano quelli con cui non si parlava. Il messaggio arriva ai Samaritani e la città di Samaria ebbe una grande gioia: uscivano i demoni, gli storpi e i paralitici erano risananti. C’erano tra di loro alcuni che erano stati battezzati ma non avevano ricevuto lo Spirito Santo. Questo gruppo di cristiani battezzato solo nel nome di Gesù raffigura bene – mi sia permesso di giocare un po’ di analogia – quei cattolici che amano Gesù Cristo ma non hanno ricevuto lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo ha di proprio che spezza i confini. Chi crede nello Spirito Santo non appartiene più nemmeno alla chiesa ma appartiene all’umanità. È nella chiesa ma appartiene all’umanità. Non ci sono barriere. Invece noi abbiamo una fede senza Spirito Santo e quindi aggressiva, incapace di capire la voce degli altri, perché solo lo Spirito ha la scienza della voce altrui. Questa dilatazione è un effetto della speranza che nasce dalla fede e della fede che nasce dalla speranza, in una specie di reciprocità inscindibile. Con questi ritmi interni la nostra esistenza , senza perdere la sua radice, si dilata e diventa consustanziale, spontaneamente, a tutti i moti dell’essere, anche nella sua gerarchia di valori strutturali: l’uomo è un tutto. I primi tempi il termine cattolico non voleva indicare universalità geografica ma voleva indicare una pienezza. La fede è cattolica perché investe tutto l’uomo. È una dimensione che tocca l’asse dei valori e non le latitudini geografiche. Quando questa speranza investe tutti i valori essa è degna di camminare in tutti i sentieri dell’uomo e non è mai aggressiva, anzi ritrova il senso del nostro cammino anche nel cammino altrui, anche in chi non ha mai conosciuto queste parole. Anche in chi invoca Buddha, Shiva. Allah, c’è lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo insegna alfabeti diversi all’umanità diversa. Questa apertura non è facile irenismo, svendita della nostra gelosa individualità: è scoperta delle stesse sorgenti anche nel mondo degli altri. E questo significa essere secondo lo Spirito Santo. Partendo. Partendo così dalla radice profonda che in ciascuno di noi si risolve in una oscillazione fra disperazioni e speranza siamo arrivati ad allargare il nostro sguardo sul mondo intero per ritrovare, nella vastità della storia umana, la stessa cifra e la stessa risposta.

 

Ernesto Balducci – da “Gli ultimi tempi” – vol.1 – anno A