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16 Giugno 2019 – FESTA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ

16 Giugno 2019 – FESTA  DELLA  SANTISSIMA  TRINITÀ

 

L'universalità non è un punto raggiungibile dalla nostra intelligenza, ci circonda come l'oceano insondabile delle antiche cartografie, ma non così insondabile da non potervi riconoscere una sapienza amorosa.

 

PRIMA LETTURA:  Pro 8, 22-31- SALMO: 8- SECONDA LETTURA:  Rm 5, 1-5- VANGELO:  Gv 16, 12-15

 

Con la Pentecoste abbiamo terminato la rievocazione degli eventi di salvezza, con la festa della Trinità siamo chiamati a riassumerne il senso. Il rischio di ogni rievocazione dei fatti che hanno preparato la nostra identità culturale e di fede, è di rinchiudere noi stessi in una specie di coscienza settaria, di segregarci dagli altri che non sono in grado di ripercorrere «le gesta di Dio» e quindi di abituarci a guardare al mondo che ci è esterno con una sostanziale cecità di fronte a tutto ciò che di diverso gli uomini si raccontano. Quando, celebrando le nostre feste, noi diciamo che tutta la terra esulta, facciamo una attribuzione indebita di esultanza a gente che non esulta. Non tutti gli uomini celebrano i Natali e le Pasque, non per tutti gli uomini il nome di Gesù Cristo ha il senso che ha per noi. E perché facciamo finta che non sia così? Sono allora richiamato a constatare la misteriosa e meravigliosa contraddizione di cui ci forniscono i termini le pagine della Scrittura. Da una parte c'è un riferimento a Gesù Cristo che ci permette di dirci cristiani. Noi ci riferiamo a quel Gesù di Nazareth che in un certo momento del tempo, in un certo luogo dello spazio ha enunciato un messaggio. Fin dai primi anni dopo la sua scomparsa sono stati detti cristiani coloro che accettano queI messaggio e che nella elencazione che noi facciamo delle famiglie spirituali deI mondo, fanno numero con i musulmani, con gli induisti ... I cristiani sono una religione fra le altre. Essi possono risolvere questo scandalo dicendo che le altre sono bugiarde e false o, con le parole di Dante, che ci sono «gli dei falsi e bugiardi» e che solo il nostro è il vero Dio. Questo atteggiamento, quasi generale fino a qualche tempo fa, oggi è intollerabile. Lo stesso insegnamento del1a Chiesa lo ha abbandonato. Che cosa sono allora le altre religioni? Semplicemente del1e approssimazioni al1a nostra? Anche questa valutazione benevola è viziata da orgoglio. Per uscire da questa contraddizione, rimanendo nei termini autentici del1a fede liberata dal1e sovrastrutture culturali che l'hanno come calcificata, basta riflettere, sul1a stessa scorta delle pagine odierne, su cosa significhi il mistero del1a Trinità. Intanto c'e una verità, su cui vorrei particolarmente insistere: queI Gesù di Nazareth vissuto fra noi, noi lo chiamiamo Verbo di Dio, sapienza di Dio fatta carne. La sua vera identità, questo vogliamo dire, non è tanto nella particolarità spazio-temporale in cui è vissuto, uomo fra gli uomini, ma in questo ruolo primordiale di Sapienza che assiste come architetto il Padre che crea le cose. È accanto al Padre mentre traccia il cerchio sul1' abisso, prepara le sorgenti del1e acque, stabilisce cioè l'evoluzione deI mondo. Questa sapienza trova delizia nello stare fra i figli degli uomini. Esiste dunque un cerchio che circonda l'universo da noi sperimentato - quello fisico e quello storico - dentro il quale tutto ciò che è attinge da una stessa sapienza, trova significato in questa primordiale architettura che noi non possiamo tradurre, come si farebbe in una retta filosofia, in concetti chiari e distinti, perché ogni concetto è dentro il cerchio. Chi potrà mai descrivere il cerchio dentro cui tutto è inscritto? L'universalità non è un punto raggiungibile dalla nostra intelligenza, ci circonda come l'oceano insondabile delle antiche cartografie, ma non così insondabile da non potervi riconoscere una sapienza amorosa. Quando io dico: «Credo nel Padre», e dico: «In nome del Padre», se non compio un capovolgimento del giusto rapporto, se non annullo le dimensioni della sapienza originaria dentro il fenomeno Gesù Cristo secondo la carne, ma faccio l'opposto, cioè se leggo Gesù Cristo secondo questa dimensione originaria, allora io so - posso dirlo in questo senso - che tutti gli uomini sono cristiani e tutte le cose hanno una origine sapienziale. Noi non siamo una setta che aspira a diventare il tutto, ma siamo dentro il tutto. Devo liberarmi dalla concentrazione in Cristo di tutti i valori: questo che sembra atto di fede in realtà è predisposizione all' aggressività verso l'uomo. Tutti gli uomini respirano in questa sapienza perché la delizia di questa sapienza è stare con i figli degli uomini ovunque, anche presso quegli uomini il cui spettacolo mi ispira subito ripugnanza, tanto sono diversi da me. Nessun uomo è «diverso» per questa sapienza. Nel nome del Padre io amo tutte le creature perché tutte sono dentro il cerchio. Non solo amo tutte le creature, ma ho premura di tutte le cr

 

 Ernesto Balducci – da: “Gli ultimi tempi” – vol. 3