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16 FEBBRAIO 2020 – 6^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

16 FEBBRAIO 2020 – 6^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

 

Il futuro intero della specie umana è plasmato da decisioni prese in questi anni; mai successa una cosa del genere! Ecco perché la nostra responsabilità assume dimensioni smisurate e anche ossessive, fino a produrre in molte coscienze una nevrosi dovuta allo scompagimento degli equilibri tradizionali. E infatti c'è da non poter dormire se si pensa a quello che può capitare ai figli, ai figli dei figli fino alla cinquantesima generazione!

 

PRIMA LETTURA:  Sir 15, 15-20- SALMO: 118- SECONDA LETTURA:  1 Cor 2, 6-10- VANGELO:  Mt 5, 17-37

 

Il Vangelo, e più in genere 1'annuncio biblico, non è un annuncio religioso, è un annuncio globale che porta in sé anche una contestazione del religioso. Le parole più forti contro la religione le troviamo nella grande corrente calda della profezia biblica, a cominciare da Isaia per finire a Gesù. Al centro dell'etica cristiana c'è il senso di responsabilità di fronte al mondo, che non può essere attenuato dalla dedizione alla preghiera, dal desiderio di raccoglimento e di purezza. Essere nel mondo come responsabile è lo sviluppo ulteriore di quella sapienza morale di cui prima ho tracciato il primo momento: la coerenza con la coscienza più che con la legge. Noi viviamo in un momento storico che esaspera questo senso di responsabilità. Siamo la prima generazione, nella storia umana, le cui scelte possono veramente condizionare tutto il futuro del mondo. Un tempo eravamo quasi presi dalla solennità ieratica del contadino che piantava 1'albero i cui frutti sarebbero stati colti dai nipoti. In questi anni noi prendiamo delle decisioni le cui conseguenze si faranno sentire per le migliaia d'anni futuri. Il futuro intero della specie umana è plasmato da decisioni prese in questi anni; mai successa una cosa del genere! Ecco perché la nostra responsabilità assume dimensioni smisurate e anche ossessive, fino a produrre in molte coscienze una nevrosi dovuta allo scompagimento degli equilibri tradizionali. E infatti c'è da non poter dormire se si pensa a quello che può capitare ai figli, ai figli dei figli fino alla cinquantesima generazione! Il mondo può essere contaminato per sempre. Anche supponendo che non avvenga la catastrofe (molto probabile, se si va di questo passo), le condizioni di vita sulla terra saranno compromesse per sempre da ipoteche accese da noi in questo momento. Ecco perché la vita morale deve integrare in sé la dimensione del futuro che ieri non c'era; il senso delle nostre scelte dobbiamo sempre determinarlo con una proiezione nel futuro. Tanto per portare un esempio didatticamente utile: noi ci dimentichiamo che anche una struttura di pace come può essere una centrale nucleare crea, obiettivamente in un certo ambiente, il pencolo di una contaminazione i cui effetti si fanno sentire, secondo gli scienziati, per venticinquemila anni. Dimensioni immense si aprono dinanzi alla nostra coscienza, delle quali dobbiamo tener conto nel prendere le nostre decisioni a tutti i riguardi. La responsabilità è qualificante per un credente. Per sapere se uno è cristiano voglio sapere se si sente responsabile dell’umanità. La terza ed ultima qualifica di questa sapienza è espressa, con parole veramente misteriose e allusive, da Paolo dove dice che è «una sapienza nascosta, che i dominatori di questo mondo non conoscono e lo hanno rivelato quando hanno ucciso Gesù Cristo». Rapidamente, tirando fuori da questa circonlocuzione ricca di senso un insegnamento, a me sembra di poter dire che la vera sapienza, la vera nobiltà morale, la vera perfezione morale, si ha quando, rifiutando la morale dei dominatori di questo mondo - diremo noi la morale dominante -, noi accettiamo un principio di condotta che è omogeneo a quello che ha portato Gesù Cristo sulla croce cioè la morale dell' amore e dell' amore non violento. É difficile capirla, anzi essa urta immediatamente non con i dominatori come tali ma con la morale che noi stessi abbiamo assimilato. Quando Gesù dice «se ti danno uno schiaffo porgi 1'altra guancia» dà una indicazione morale non conforme al nostro buon senso. Il buon senso non è altro che la propaggine consuetudinaria della morale dominante. Il buon senso ci chiede di agire, contro chi ci offende, in maniera adeguata, ricorrendo magari alla legge, se siamo cittadini evoluti, invece che fare la vendetta privata. Nella morale evangelica c'è un di più che non è traducibile norme precise. Anche lo stabilire, come norma «se ti danno uno schiaffo porgi l'altra guancia» significa ricadere, in maniera strana, nel legalismo che abbiamo condannato. Non si è non violenti per semplice obbedienza ad una legge esterna. Infatti la non violenza non si può insegnare, non si può nemmeno codificare è uno spazio di creazione della coscienza. Si può fare anche una rivoluzione non violenta, ma essa non si decide una mattina: è l'esplosione di una maturità delle coscienze, di questa sapienza nascosta di cui, quando ne sentiamo parlare, sentiamo il fascino, come nel caso in cui alcuni grandi non violenti sono riusciti a mobilitare la fiumana delle coscienze, come gli indiani dietro Gandhi o i negri dietro Luther King. E una strada estremamente rischiosa e la generalizzazione di quella sapienza morale che cambierebbe il mondo intero non può essere affidata ai legislatori, ai capi storici, al Papa, ai presidenti del consiglio... è una creazione dell’uomo. È una sapienza nascosta di cui - almeno personalmente - sento lo splendore quando non ne parlo e sento l’inefficacia e la incongruenza quando ne parlo. È la bellezza che si conosce sperimentandola ma se si deve descrivere non si fa che blaterare parole insipide. La morale suprema è quella con cui il mondo della violenza viene sconfitto con l'amore e non semplicemente negato con l'amore. Dico così per paura di ricadere nell'amore che rifugge dall'entrare nella cittadella armata per ritirarsi nelle oasi verdeggianti della contemplazione di Dio. Parlo di un amore che sconfigge, che disarma la cittadella armata: questo è il segreto.

 

Ernesto Balducci – da: “Il Vangelo della pace” – vol. 1