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14 Febbraio 2021 – 6° DOMENICA TEMPO ORDINARIO- Anno B

14 Febbraio 2021 – 6° DOMENICA TEMPO ORDINARIO- Anno B

 

PRIMA LETTURA:  Lv 13,1-2.45-46     SALMO: 31      Seconda Lettura  1 Cor 10,31 - 11,1
VANGELO:  Mc 1, 40-45

 

 

 

 

... Quando Gesù rimanda il lebbroso, lo manda dai sacerdoti, ma non tanto in ossequio alla legge, quanto «per essere testimonianza a loro» di questa liberazione. È venuto uno che libera i lebbrosi dai loro mali! E quindi per seminare - all'interno dell'accampamento - la percezione di una forza nuova che avrebbe abbattuto il muro di separazione. E questo è il Vangelo di sempre. È un Vangelo che non sappiamo ripeterei facilmente perché noi tutti, più o meno, siamo dell'accampamento, anzi qualcuno ha qualche grado dentro l'accampamento. Molti di noi, cominciando da me, devono rispondere di quel che dicono ai superiori dell'accampamento. E allora diciamo le cose che ho detto, alla meglio, solo per non avere una cattiva coscienza. Ma non sappiamo nemmeno bene cosa dovremmo scegliere. Che fare? Intanto ciascuno scelga ciò che può scegliere, purché sia dentro questa linea che ci traccia il Vangelo. Prima di tutto dobbiamo fare del lebbroso un metro di misura e di giudizio per tutto l'accampamento. Se noi visitiamo l'accampamento dobbiamo stare attenti a non rimanere abbindolati dalle guide ufficiali. Vogliamo sapere se fuori delle mura c'è qualcuno ed ascoltare questo qualcuno per giudicare il sistema esistente. Ed è così che il Signore ha fatto. Come con l'adultera: «Chi di voi è senza peccato scagli la pietra! ». La legge era così comoda, se ci pensate, perché condannava alla lapidazione le adultere ma non gli adulteri. Ditemi, non è vero anche oggi? Siamo qui a dover constatare, sotto nomi diversi, lo stesso male. La nostra saggezza dovrebbe esser misurata sul lebbroso, cioè su di un metro che non coincide con i metri dominanti. Dopo aver fatto questo dovremmo perlustrare il nostro mondo per scoprire i processi di emarginazione dei lebbrosi: che sono processi reali. In ogni città ci sono gli ospedali, i manicomi, le carceri, i brefotrofi, gli ospizi dei vecchi ... Continuate, son tutti luoghi di lebbrosi. Dobbiamo domandarci se per caso la nostra cultura - anche religiosa - non sia fatta in modo che chi è emarginato sia contento (come il lebbroso che era lui che diceva: «sono immondo, tenetevi lontani! ») e se per caso il nostro tipo di cultura non sia destinato a dare a chi è emarginato la convinzione che cosi è giusto. Grazie a Dio si va diffondendo l'atteggiamento critico - a livello della coscienza - nei confronti di luoghi e di ambienti che ieri venivano pacificamente accettati. Andare a visitare un carcerato è una grande opera di misericordia, ma domandarsi se il carcere ci deve essere, non è più troppo misericordioso; andare ad aiutare i malati psichici è certo una bella opera di misericordia, ma domandarci se la segregazione dei malati di mente, come è fatta, sia giusta, è pericoloso. Andare a visitare i vecchietti all'ospizio è una bella opera di misericordia, ma domandarci se è giusta una società in cui il vecchio viene messo in un reparto speciale, è una domanda pericolosa. Ma sono le «nostre» domande. Son questi gli interrogativi che hanno il taglio evangelico. Il Regno di Dio viene quando il segregato viene reinserito nella società: il che non può avvenire se la società non si rimette in discussione. Vedete allora quale esplosione di domande, di prospettive concrete, di operazioni, nascono dal Vangelo. Questo è il modo di vivere il Vangelo! Non è solo questo, dirò per tacitare la coscienza di qualcuno, certo. Ma se non si fa questo, tutto il resto è mistificazione: anche parlare di Dio senza legare il suo nome a questa condizione, può voler dire, appunto, offrire a tutti un nome santo con cui giustificare il mondo com'è. Il nome di Dio si pronuncia giustamente all'interno di questa riscoperta della nostra condizione umana. Allora il suo nome non è più quello del tutore dell'accampamento, ma è il nome gridato da coloro che son fuori dall'accampamento. È molto diversa la cosa. Allora è un nome di liberazione. Allora, non sono i farisei a costruire templi a Dio: chè, anzi, essi hanno paura di quel nome, perché è un nome che libera il popolo oppresso. Il discorso cambia totalmente, e nel dir questo avverto, e sottolineo di nuovo, la ragione di fondo che fa nascere dentro il mondo cristiano una lacerazione che ha manifestazioni molto frequenti. Non basta dire «Dio », bisogna vedere di quale Dio si parla; non basta avere amore per Gesù Cristo, bisogna sapere di quale Gesù si parla. Se è il Gesù del V angelo allora l'atteggiamento non può essere di adattamento alla realtà: non sarà possibile ridurre la fede all'obbedienza, se non si tratta dell'obbedienza - ancora una volta - evangelica. Tocca a noi portare avanti, giorno per giorno, in concretezza di determinazioni, questo discorso che ci libera. Veramente beati coloro che hanno capito la Parola di Dio, perché essi diffonderanno attorno a sé questo istinto di liberazione e vivranno sapendo che il vero culto di Dio si celebra nel momento in cui si riconduce il lebbroso dentro le mura di tutti, mettendo in crisi l'ordine costituito che non è fatto per ricevere i lebbrosi. Anzi, più si realizza la società e più le meccaniche emarginanti crescono. In forme nuove. E noi dobbiamo agire contro questo processo. Questo vuol dire calare nella storia, senza enfasi retoriche, il Vangelo del Signore.

 

                                                             Ernesto Balducci – da: “Il mandorlo e il fuoco” – vol. 2