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11 Ottobre 2020 – 28^ DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno A

11 Ottobre 2020 – 28^ DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno A

   

È molto importante, per la liberazione della nostra coscienza, il prendere atto di questo dato oggettivo: che i popoli camminano verso l'adempimento. Siamo noi a dover apprendere, dai popoli che camminano, il senso del cammino. Non abbiamo niente da insegnare, abbiamo da imparare.

 

 PRIMA LETTURA:  Is 25,6-10°- SALMO: 22- SECONDA LETTURA:  Fil 4,12-14.19-20- VANGELO:  Mt 22,1-14

 

Il banchetto finale è un simbolo messianico, non religioso. Il Regno dei cieli non è un convento, non è un'assemblea di anime, non è la candida rosa dantesca. È un banchetto in cui la gioia conviviale dello Spirito si congiunge al dominio sulla natura, sulle cose che diventano doni, scambio di amicizia. La natura, liberata dalla necessità, entra nel ritmo della libertà fraterna. Non si può distinguere, in un convivio, ciò che appartiene al corpo e ciò che appartiene allo spirito. La saldatura tra la materia e lo spirito è completa. Tutti i popoli si muovono verso il monte del convivio. La differenza è che alcuni popoli hanno un velo dinanzi agli occhi. Ma il velo sarà strappato, l'importante è il cammino che si fa. Del resto noi cristiani non possiamo dire di essere un popolo senza veli; di veli ne abbiamo molti e li squarciamo solo se sappiamo ragionare secondo le esigenze della fede. È molto importante, per la liberazione della nostra coscienza, il prendere atto di questo dato oggettivo: che i popoli camminano verso l'adempimento. Siamo noi a dover apprendere, dai popoli che camminano, il senso del cammino. Non abbiamo niente da insegnare, abbiamo da imparare. Solo se accettiamo questa universalità preliminare alla nostra analisi – per cui essa è data –  noi possiamo mettere sotto giudizio il particolarismo angusto che ci soffoca anche come cristiani. Invece di dividere il mondo tra cristiani e non cristiani dobbiamo dividerlo tra quelli che camminano verso l'adempimento e quelli che non camminano. Gli invitati della parabola potrebbero essere i cristiani che ammazzano i profeti: dite voi se non è vero! Anche in questo secolo molti profeti sono stati uccisi dal mondo cristiano. I nomi sono inutili. È una verità, questa, difficile da dire. Quando la diciamo colpiamo nel cuore la superbia sacralizzata e allora le reazioni in nome di Dio sono dure. Ma a poco serve la denuncia, dato che ovunque certi processi hanno, per cosi dire, un carattere di ineluttabilità. Se noi resistiamo a questi processi della storia non è che le cose cambiano: saremo rigettati dal processo che andrà avanti senza di noi. Vado oltre domandandomi: come è possibile vivere questo processo rimanendo fedeli alla Parola del Vangelo? Possiamo partire dal riferimento più evidente del banchetto di nozze: all'eucaristia. L'eucaristia è simbolo di quello che deve avvenire, e perciò intanto essa vale e parla in quanto esprime ciò che deve avvenire. Purtroppo i nostri sacramenti si sono svuotati proprio perché han perso il riferimento all'ultimo evento. Sono diventati riti religiosi per un gruppo di gente eletta e salvata, in cui la tensione verso il futuro è scomparsa. Dovrebbe essere, il nostro, un convivio e invece della convivialità è rimasto solo il minimo indispensabile. D'altronde anche questa qualità disadorna della nostra messa è un tributo alla verità, perché non siamo ancora in grado di poter celebrare eucaristie davvero conviviali. C'è in noi il sospetto che in realtà gli invitati che non hanno accettato l'invito si sono fatti banchetti per proprio conto. Potremmo esser noi quelli che non hanno accettato l'invito, dato che non camminiamo verso il futuro. Attorno a noi ci sono le turbe degli esclusi. Non ci resta che vivere la nostra fede con un profondo spirito di penitenza, col bisogno di stabilire legami reali con le speranze dei popoli. Questo è il problema dell'ora. E questo è il giudizio che pende su tutte le cose che avvengono anche nella Chiesa.... Bisogna esser pronti al cammino come gli Ebrei dell'Esodo che mangiavano col bastone in mano e con i calzari ai piedi. La disponibilità al cammino storico è l'unica qualità che ci può salvare. Se siamo così, pronti e disponibili, molte cose ci saranno rivelate, molte cose capiremo e potremo avere la gioia anticipata del Regno. Il nostro pessimismo, spesso, è una maniera di velare il nostro fallimento. Ma molte cose avvengono, molti popoli vanno avanti e già ci sono banchetti pieni di gioia e già ci sono i poveri che si uniscono. Proprio l'altro giorno, un amico che veniva dal Sud America mi raccontava di comunità di poveri che per proprio conto si leggono il Vangelo e, se non lo capiscono nel libro, ne parlano fra di loro. Sono migliaia e migliaia, ormai cresce una diversità che ci fa paura. La Chiesa istituzionale ha paura di questa crescita dal basso che ha tutte l'aspetto di un processo di liberazione insieme cristiana e storica. Nella dimensione messianica i due termini sono una sola cosa. Siamo in grado di ammetterlo? E siamo in grado di testimoniare questa identità?

 

 

Ernesto Balducci – da: “Il mandorlo e il fuoco” – Vol. 1