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10 Gennaio 2021 - BATTESIMO DEL SIGNORE - Anno B

10 Gennaio 2021 - BATTESIMO DEL SIGNORE - Anno B

 

PRIMA LETTURA: Is 55, 1-11   SALMO: Is 12,2-6    SECONDA LETTURA: 1 Gv S, 1-9 VANGELO: Mc 1,7-11

 

 

…Dobbiamo eliminare in noi le suggestioni della forza e del potere. Questo è un compito che non finisce mai perché se si trattasse di moltiplicare soltanto l'assetto esterno delle cose potremmo dire: «Ci arriviamo!». E dentro di noi che questo peso del male è a volte così preponderante: la tentazione della forza al servizio della giustizia e della pace. Ma la forza mentre si attua spegne i lumicini fumiganti, spezza le canne fesse, colpisce i poveri. Se scoppia una guerra chi ci rimette? Chi sono quelli che muoiono? In gran parte la povera gente, i disgraziati. Noi se ne parla nelle nostre città occidentali, si vola qua e là: il resto sarà pagato da altri. Questo è già terribile perché c'è qualcosa di satanico in questo. Non sarà certo il Presidente degli Stati Uniti che ci rimetterà la pelle, nemmeno il Congresso Americano. È la moltitudine dei disgraziati quella su cui scenderà l'apocalisse. Mentre noi abbiamo celebrato, con le dovute enfasi, un'epoca in cui non ci sono più guerre fra noi, in quello stesso momento ecco che il male piomba sui poveri. Non vedete in questo un segno perenne della potenza di Satana? Essere battezzati che vuoI dire? VuoI dire assumerci le responsabilità di fronte al mondo, perché in quanto io sono in dimensione messianica non sono né Occidentale né cattolico ma sono per l'uomo. Essere Messia - ho paura di queste parole perché coincidono troppo con il delirio dell'onnipotenza che serpeggia in noi come male - vuol dire riconoscere che la mia solidarietà, non solo quella che si esprime nei frangenti drammatici delle scelte politiche ma quella quotidiana, è per tutti coloro che sono emarginati e fuori. Questa solidarietà deve essere attiva. Questa luce ci porta a scegliere le vie pacifiche che sono vie serie, robuste. Un altro effetto di Satana è quello di aver tolto alle parole forti ogni forza. Quando dico «pace» suggerisco idee di benessere, di tranquillità, di vogliamoci bene, stiamo tranquilli: una virtù non umana! Invece la parola «pace» è una parola forte, è la più virile delle parole ed è il più difficile dei programmi. Certo, è una parola di cui abusano i deboli, i vigliacchi ed è una parola che è ripudiata dai virili, dai forti, ma c'è un terzo livello: è la parola usata da quelli che sono più forti dei forti, perché la pace è forza e scegliere le vie della pace vuol dire scegliere vie rischiosissime, fino a compromettere se stessi. Questa è la via messianica. Capisco che sono così polarizzato dalla situazione di congiuntura in cui siamo che forse ho ristretto l'argomento ad uno spazio più angusto. Ma dilatiamo un attimo, per chiudere, questa riflessione. Quando ci riconosciamo come battezzati accettiamo l'annuncio che non verrà mai meno «fino a che non sarà stabilito il diritto sulla terra». Il diritto, nella pregnanza della parola, non è quello di cui spesso si parla oggi nei contatti diplomatici. Il diritto qui è una espressione, se la leggiamo nella contestualità semantica della Bibbia, che accoglie in sé più significati. È chiaro che questo regno di Dio vuole anche una pace fra Dio e l'uomo, il poter guardare il cielo senza paura, il poter parlare a Dio senza avere dentro di noi la paura del suo giudizio. La pace con Dio è il più grande dono che possiamo avere purché non sia finta, abile, astuta, ma sia una pace che è risposta quotidiana all'appello che ci viene da Lui. La predilezione che ha avuto per il nostro fratello Gesù è predilezione che ha per tutti noi. Noi siamo i figli in cui Egli si è compiaciuto. Ma questa compiacenza è un impegno, esige una risposta. Allora questo diritto implica innanzi tutto questo fondamento interno, questo fulcro archimedico dell'esistenza e poi questo desiderio di mettere la pace stabilendo la giustizia e il diritto. È un o importante che sta prima delle determinazioni strumentali, operative della politica, dell'economia; sta prima, ma investe tutte quelle determinazioni, le discrimina. Ce ne sono alcune che non tornano. Noi siamo in una situazione antimessianica. Collochiamoci - e vi esorto a seguire sempre questo metodo - dalla parte degli estranei, non dalla parte dei nostri amici, di chi la pensa come noi, come facciamo spesso gonfiando le nostre menzogne in dimensioni spaventose che diventano come una bolla enorme che ci avvolge tutti dentro: ci diciamo menzogne senza accorgercene. Ce le ripetiamo giorno dopo giorno in modo tale che sembrano verità, ma sono menzogne. Se però io guardo il mondo degli esclusi e domando che cosa evoca in loro la parola «Cristiano», vedo nelle loro facce la paura, perché i cristiani hanno dilapidato il mondo dei poveri. Le bombe atomiche sono una invenzione dei cristiani. Hanno ragione ad avere paura perché le nostre epopee, da secoli a secoli, sono segnate non dal passo del Messia che afferma il diritto, che non spegne il lumicino. Abbiamo spento tutto. Io mi devo sentire in situazione di peccato, devo guardami con l'occhio dell'altro. Se faccio così ho tante cose da dirmi e da dirvi. Vi esorto a tentar questo. Del resto è un metodo di esistenza molto serio, molto importante. Anche nelle dimensioni più modeste della nostra Vita quotidiana, guardatevi sempre con l'occhio del vostro avversario per capire che ragioni ha. Ne ha sicuramente qualcuna. È questo il modo per non essere vittime di questo spirito di prepotenza che è il Satana dentro di noi .

                                                                       Ernesto Balducci – da: “Gli ultimi tempi” – vol. 2